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Giovanni Paolo II

mercoledì, 1 ottobre 2008

Ai Vescovi di quattro stati Americani 28.5.1993

2. Non è un’esagerazione affermare che il rapporto dell’ uomo con Dio e la necessità di una «esperienza» religiosa rappresentano il punto cruciale di una profonda crisi che affligge lo spirito umano. Nonostante continui la secolarizzazione di molti aspetti della vita, c’è una nuova esigenza di «spiritualità» come dimostra il sorgere di molti movimenti religiosi e consolatori che tentano di reagire alla crisi di valori nella società occidentale. Questo fermento dell’homo religiosus produce alcuni risultati positivi e costruttivi come la ricerca di un nuovo senso della vita, di una nuova sensibilità ecologica e il desiderio di andare oltre una religiosità fredda e razionalistica.

D’altra parte questo risveglio religioso comporta alcuni elementi molto ambigui che sono incompatibili con la fede cristiana.

Molti di voi hanno scritto Lettere Pastorali sui problemi posti da sette e movimenti pseudo‑religiosi, incluso il cosiddetto «Movimento New Age». Le idee del New Age alcune volte penetrano nella predicazione, nella catechesi, nei seminari di studio e nei ritiri e quindi influenzano anche cattolici praticanti che forse non sono consapevoli dell’incompatibilità di quelle idee con la fede della Chiesa. Nella loro visione sincretistica e immanente, questi movimenti parareligiosi prestano poca attenzione all’Apocalisse e invece tentano di giungere a Dio attraverso conoscenze ed esperienze basate su elementi presi in prestito dalla spiritualità orientale e dalle tecniche psicologiche. Essi tendono a relativizzare la dottrina religiosa a favore di una vaga visione del mondo espressa da un sistema di miti e di simboli esternato con un linguaggio religioso. Inoltre essi spesso propongono un concetto panteistico di Dio che è incompatibile con le Sacre Scritture e con la tradizione cristiana. Essi sostituiscono la responsabilità personale delle proprie azioni di fronte a Dio con un senso del dovere verso il cosmo e in tal modo ribaltano il vero concetto di peccato e il bisogno di redenzione attraverso Cristo.

3. Tuttavia, in mezzo a questa confusione spirituale, i Pastori della Chiesa dovrebbero essere in grado di individuare un’autentica sete di Dio e un intimo e personale rapporto con Lui. In sostanza la ricerca del significato è il meraviglioso bisogno della Verità e della Bontà che hanno il loro fondamento in Dio stesso Creatore di tutto ciò che esiste. Infatti è Dio stesso che risveglia questo desiderio nei cuori delle persone. Il pellegrinaggio spesso silenzioso verso la Verità Vivente il cui Spirito «dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra» (Gaudjum et Spes, n.26) è un «segno dei tempi» che esorta i membri della Chiesa a esaminare la credibilità della loro testimonianza cristiana (cfr. Pastores dabo vobis, n.6). I Pastori devono onestamente chiedersi se hanno prestato sufficiente attenzione alla sete del cuore umano di vera «acqua viva» che solo Cristo nostro Redentore può offrirci (cfr. Gv 4.7‑16). Essi dovrebbero insistere sulla dimensione spirituale della fede, sulla perenne freschezza del messaggio evangelico e sulla sua capacità di trasformare e rinnovare coloro che lo accettano.

San Paolo ci dice che dobbiamo «cercare le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3, I). Trascurare la dimensione soprannaturale della vita cristiana equivale a privare di significato il mistero di Cristo e della Chiesa: «Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compian­gere più di tutti gli uomini» (I Coi‑ 15, 19). Tuttavia, è triste il fatto che oggi alcuni cristiani soccombono alla tentazione «di ridurre il cristianesimo ad una sapienza nieramente umana, quasi scienza del buon vivere» (Redemptoris Missio, n. 11). Predicare una versione del cristianesimo che benevolmente ignora, quando addirittura non nega esplicitamente, che la nostra speranza ultima è la «risurrezione del corpo e vita eterna» (Credo apostolico) è contro l’Apocalisse e l’intera tradizione della Chiesa. Sono necessarie una predicazione e una catechesi su temi escatologici per eliminare la confusione riguardo alla vera natura della vita cristiana e all’inesauribile speranza della Chiesa nel suo Signore che è «la risurrezione e la vita» (Gv 11, 25).

4. II Catechismo della Chiesa cattolica offre un riassunto delle verità circa le «ultime cose» che Dio ci ha rivelato in Cristo (nn.988-l065) L’assoluta unicità di ogni persona umana e la morte come fine (11.10 13), il giudizio immediato dell’anima dopo la morte (n. 1022), le preghiere per i defunti nella necessità di purificazione che precede la visione di Dio (on. 1030‑1032), e la triste riflessione sull’esistenza e sull’eternità dell’inferno fanno parte dell’annuncio che obbedisce «di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso» (Riti 6, 17). La «pienezza della verità che Dio ci ha fatto conoscere intorno a se stesso» (Redemptoris Missio, n.5) ci dice che la vita del corpo ha una meta trascendente e che le decisioni e le azioni di questa vita hanno conse­guenze irrevocabili che non possono essere ignorate. Mentre molti preferiscono evitare tali «ultime cose» e alcuni sono tentati di pensare alla salvezza come a un diritto e ad un’ovvia conclusione, la Chiesa deve continuare a ricordare alle persone la grandiosa realtà della libertà umana, il prezzo della salvezza (cfr. I Car 7, 23) e le ricchezze della misericordia divina (cfr. Ef 2, 4). Nel fare questo la Chiesa difende il valore e la dignità di ogni individuo contro tutti i tentativi di degradare l’esistenza umana.

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