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La Charta di Larménius

martedì, 14 ottobre 2008

Foto della porzione superiore della Charta di Larménius.

 

La Charta di Larménius è un documento, giudicato un falso dalla maggior parte degli storici, con il quale l’ultimo Maestro dell’Ordine dei Templari, Jacques de Molay, prima di subire la condanna al rogo nel 1314, avrebbe affidato la propria carica ad un cavaliere chiamato Jean-Marc Larménius (o de l’Armenie).

Il documento sarebbe stato redatto in latino nel 1324 da questo cavaliere. Successivamente sarebbe stata via via firmata dai Maestri segreti succeduti nel tempo fino a Bernard-Raymond Fabré-Palaprat nel 1804.

La Charta inizia e termina con le seguenti parole: “Ego frater Johannes Marcus Larmenius, hierosolymitanus, Dei gratia et secretissimo venerandi santissimisque martyris supremi Templi militiae magistri (cui honos et gloria) decreto, communi fratrum concilio confirmato, super universum Templi ordinem, summo et supremo magistério insignitus, singulis has decretales litteras visuris, Salutem! Salutem! Salutem! ………Fiat sicut dixi. Fiat! Amen! Ego Johannes-Marcus Larmenius, dedi die decima tertia februari 1324.”

La prima testimonianza dell’esistenza della Charta si trova negli Acta Latomotum, testo del 1700 in francese, sulle origini della Massoneria. Di seguito riportiamo la traduzione in italiano.

 
Acta Latomotum
 
DELLA

CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MASSONERIA FRANCESE

FRANCESE E STRANIERA

  

Contenendo i fatti più importi dell’Istituzione, dopo i suoi tempi più oscuri fino all’anno 1814; il seguito dei Grandi Maestri; la Nomenclatura dei Riti, Gradi, Sette e Consorterie segrete diffusa in tutti i paesi; la Bibliografia delle principali Opere pubblicate sulla storia dell’Ordine dopo il 1723.

 

CON UN SUPPLEMENTO

Nel quale si trovano gli statuti dell’Ordine civile istituito da Carlo XIII, re di Svezia, in favore dei Massoni francesi, una Corrispondenza inedita di Cagliostro, gli Editti resi contro l’Associazione da qualche Sovrano d’Europa: infine, un grande numero di pezzi sulla storia antica e moderna della Massoneria Francese.

 

L’ORDINE  DEL TEMPIO

Dal quale loro non si allontanarono mai, è la dottrina dei loro illustri antenati, ecco l’estratto di una allocuzione del Grande Maestro attuale:

“Devoti all’onore, al nostro sovrano, alla beneficenza, noi non ascoltiamo che la voce del principe, della natura e della più ardente verità. Dio, amore, concordia, pace a tutti, fedeltà, devozione senza limiti, attaccamento inviolabile ad ognuono dei nostri Fratelli, soccorso a tutti gli sfortunati, tali sono i pensieri di un novizio, di un Cavaliere del Tempio.”

 

§ B

Inventario des Chartres, Statuti, Reliquie e Insegne componenti il Tesoro Sacro del Tempio, estratto dalla minuta del processo verbale che è stato redatto il 14° giorno della luna del Tab. l’anno dell’Ordine 692, del Magistero il 6° (18 maggio 1810).

 

I PARTE DEL TESORO

La Chartre de transmission (par J. M. Larmenius), scritta in due colonne e mezza su un foglio molto grande di pergamena, ornata, secondo il gusto del tempo, di disegni gotici architetturali, di lettere floreali, colorate, dorate e argentate, di cui la prima offre un cavaliere appoggiato su uno scudo armato della croce dell’Ordine.

In alto, in testa è dipinta la croce convenzionale nella forma aulica.

In basso è il sigillo della milizia sospesi da dei lacci di pergamena.

Le accettazioni dei Grandi Maestri cominciano verso la metà della terza colonna continuando fino alla terza e finendo ai due terzi inferiore dl margine a destra.

 

PEZZI CONCERNENTI

II PARTE

 L’archetipo degli Statuti dell’anno dell’Ordine (587) trascritto a mano su ventisette fogli di carta, rilegati in un piccolo volume, coperto in velluto cremisi, rivestito anche in raso, dorato sul taglio. Questa parte firmata Philippus (d’Orléans).

 

III PARTE

Un piccolo reliquario di rame, in forma di chiesa gotica, contenente, in un sudario di lino, quattro frammenti d’ossa bruciate, estratti dal rogo dei martiri dell’Ordine.

 

IV PARTE

Una spada di ferro (cruciforme) sormontata da una bolla, e presunta di essersene servito il Grande Maestro J. Molay.

 

V PARTE

Un casco di ferro, con visiera, armato di delfini e damascato in oro, presunto essere quello di Guy, delfino d’Aurvegne.

 

VI PARTE

Un antico sperone di rame dorato.
 

VII PARTE

Una patena di bronzo, all’interno della quale è posata una mano stesa, di cui il piccolo dito e l’anulare sono ripiegati nel palmo.

 

VIII PARTE

Una pace in bronzo dorata, rappresentando Saint-Jean sotto un’arcata gotica.

 

IX PARTE

Tre sigilli gotici di bronzo in forma ovale dipinte, e di grandezze differenti, designate negli Statuti sotto i nomi di sigillo del Grande Maestro Jean, sigillo del cavaliere crociato, e sigillo di Saint-Jean.

 

X PARTE

La parte superiore di un pastorale d’avorio e tre mitre di stoffa, una in oro, bordata in seta, e due in argento, bordate in perle, essendo servite alle cerimonie dell’Ordine.

 

XI PARTE

Il baucéant (vessillo), in lana bianca, con la croce dell’Ordine

 

XII E ULTIMA PARTE

La bandiera di guerra, in lana bianca, ha quattro strisce nere.

 

 

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