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La Charta di Larménius

martedì, 14 ottobre 2008

Foto della porzione superiore della Charta di Larménius.

 

Jacques de Molay incarcerato a Chinon in attesa di confermare su pubblica piazza le confessioni estorte sotto tortura, fu raggiunto nel carcere dal Cavaliere Jean –Marc Larmènius che aveva corrotto il carceriere per farsi rinchiudere nella stessa cella, facendosi riconoscere dal Maestro Jacques de Molay si fece dettare le sue ultime volontà ed il testamento spirituale dell’Ordine.

Larménius scrisse il la pergamena nel 1324.

La Charta inizia e termina con le seguenti parole: “Ego frater Johannes Marcus Larmenius, hierosolymitanus, Dei gratia et secretissimo venerandi santissimisque martyris supremi Templi militiae magistri (cui honos et gloria) decreto, communi fratrum concilio confirmato, super universum Templi ordinem, summo et supremo magistério insignitus, singulis has decretales litteras visuris, Salutem! Salutem! Salutem! ………Fiat sicut dixi. Fiat! Amen! Ego Johannes-Marcus Larmenius, dedi die decima tertia februari 1324.”

Presso l’Archivio Nazionale di Parigi, con collocazione «A.B. XIX, carteggio da 125 a 158», si conserva il “Decreto di trasmissione dei poteri”, assieme al Cartulario dell’Ordine, la spada ed altre reliquie di Jacques de Molay, Gran Maestro dell’Ordine stesso. Detto decreto di trasmissione dei poteri risulta concesso da Jacques de Molay a tale Jean Marc Larmenius, Commendatore di Gerusalemme e Primate dell’Ordine.

Jean Marc Larmenius, risulta fuggito alla cattura assieme a quattro Luogotenenti generali portando con sé il “Cartulario”, nonché aver convocato, in seguito, il Capitolo Templare ed esserne stato Gran Maestro. È bene ricordare che i Cavalieri appartenenti all’Ordine avevano vincoli di consanguineità con le migliori famiglie d’Europa.

La tradizione Templare è Cavalleresca e Militare, e se il popolo ricorda l’Ordine e lega ad esso ogni leggenda, le varie casate nobiliari vantano con orgoglio qualche loro parente, vicino o lontano, che in difesa dei pellegrini in Terra Santa onorò il loro nome per altruismo e per coraggio, iniziò a trapelare la voce, mantenuta «segreta» meglio dire riservata che l’Ordine non si era spento.

Ecco dunque il riformarsi di una forza a fianco degli scampati: non indossano il bianco mantello, non sventolano il loro vessillo che conservano nel segreto, ma si prodigano con valore e coraggio come i leoni del passato. Gli storici, o meglio i cronisti di allora, troppo presi dai grandi eventi dimenticarono le vicende Templari, ed i Templari apprezzarono e gradirono il muro di silenzio che li circondava.

Il Gran Maestro Jean Marc Larmenius (o de Larmény) nel tempo di dieci anni, eseguì il compito affidatogli dal suo predecessore de Molay.

Unì le fila dei Cavalieri percorrendo chilometri e chilometri alla ricerca dei Fratelli, dopo dieci anni giunto a sentir venir meno le sue forze riunì il Consiglio che elevò al grado di Gran Maestro il Commendatore Francesco Tommaso Teobald d’Alessandria (1324-1340). Il nuovo Gran Maestro, nel corso del suo incarico intraprese contatti con Filippo VI di Valois, assurto nel 1328 al trono di Francia.

La prima testimonianza dell’esistenza della Charta si trova negli Acta Latomotum, testo del 1700 in francese, sulle origini della Massoneria. Di seguito riportiamo la traduzione in italiano.

Acta Latomotum
DELLA

CRONOLOGIA DELLA STORIA DELLA MASSONERIA FRANCESE

FRANCESE E STRANIERA

Contenendo i fatti più importi dell’Istituzione, dopo i suoi tempi più oscuri fino all’anno 1814; il seguito dei Grandi Maestri; la Nomenclatura dei Riti, Gradi, Sette e Consorterie segrete diffusa in tutti i paesi; la Bibliografia delle principali Opere pubblicate sulla storia dell’Ordine dopo il 1723.

CON UN SUPPLEMENTO

Nel quale si trovano gli statuti dell’Ordine civile istituito da Carlo XIII, re di Svezia, in favore dei Massoni francesi, una Corrispondenza inedita di Cagliostro, gli Editti resi contro l’Associazione da qualche Sovrano d’Europa: infine, un grande numero di pezzi sulla storia antica e moderna della Massoneria Francese.

L’ORDINE DEL TEMPIO

Dal quale loro non si allontanarono mai, è la dottrina dei loro illustri antenati, ecco l’estratto di una allocuzione del Grande Maestro attuale: “Devoti all’onore, al nostro sovrano, alla beneficenza, noi non ascoltiamo che la voce del principe, della natura e della più ardente verità. Dio, amore, concordia, pace a tutti, fedeltà, devozione senza limiti, attaccamento inviolabile ad ognuono dei nostri Fratelli, soccorso a tutti gli sfortunati, tali sono i pensieri di un novizio, di un Cavaliere del Tempio.”

§ B

Inventario des Chartres, Statuti, Reliquie e Insegne componenti il Tesoro Sacro del Tempio, estratto dalla minuta del processo verbale che è stato redatto il 14° giorno della luna del Tab. l’anno dell’Ordine 692, del Magistero il 6° (18 maggio 1810).

I PARTE DEL TESORO

La Chartre de transmission (par J. M. Larmenius), scritta in due colonne e mezza su un foglio molto grande di pergamena, ornata, secondo il gusto del tempo, di disegni gotici architetturali, di lettere floreali, colorate, dorate e argentate, di cui la prima offre un cavaliere appoggiato su uno scudo armato della croce dell’Ordine. In alto, in testa è dipinta la croce convenzionale nella forma aulica. In basso è il sigillo della milizia sospesi da dei lacci di pergamena. Le accettazioni dei Grandi Maestri cominciano verso la metà della terza colonna continuando fino alla terza e finendo ai due terzi inferiore dl margine a destra.

PEZZI CONCERNENTI

II PARTE

L’archetipo degli Statuti dell’anno dell’Ordine (587) trascritto a mano su ventisette fogli di carta, rilegati in un piccolo volume, coperto in velluto cremisi, rivestito anche in raso, dorato sul taglio. Questa parte firmata Philippus (d’Orléans).

III PARTE

Un piccolo reliquario di rame, in forma di chiesa gotica, contenente, in un sudario di lino, quattro frammenti d’ossa bruciate, estratti dal rogo dei martiri dell’Ordine.

IV PARTE

Una spada di ferro (cruciforme) sormontata da una bolla, e presunta di essersene servito il Grande Maestro J. Molay.

V PARTE

Un casco di ferro, con visiera, armato di delfini e damascato in oro, presunto essere quello di Guy, delfino d’Aurvegne.

VI PARTE

Un antico sperone di rame dorato.

VII PARTE

Una patena di bronzo, all’interno della quale è posata una mano stesa, di cui il piccolo dito e l’anulare sono ripiegati nel palmo.

VIII PARTE

Una pace in bronzo dorata, rappresentando Saint-Jean sotto un’arcata gotica.

IX PARTE

Tre sigilli gotici di bronzo in forma ovale dipinte, e di grandezze differenti, designate negli Statuti sotto i nomi di sigillo del Grande Maestro Jean, sigillo del cavaliere crociato, e sigillo di Saint-Jean.

X PARTE

La parte superiore di un pastorale d’avorio e tre mitre di stoffa, una in oro, bordata in seta, e due in argento, bordate in perle, essendo servite alle cerimonie dell’Ordine.

XI PARTE

Il baucéant (vessillo), in lana bianca, con la croce dell’Ordine

XII E ULTIMA PARTE

La bandiera di guerra, in lana bianca, ha quattro strisce nere.

ELENCO DEI GRAN MAESTRI SUCCEDUTESI NELLA CLANDESTINITA’ CHE HANNO FIRMATO LA CHARTA DI LARMÉNIUS

24 Fra Jean Marc Larménius 1314 – 1324

25 Fra Francesco Tommaso Théobald d’Alexandrie 1324 – 1340

26 Fra Arnaldo di Braque 1340 – 1349

27 Fra Giovanni di Clermont 1349 – 1357

28 Fra Bertrand du Guesclin 1357 – 1381

29 Fra Bernard II° Conte d’Armagnac 1381 – 1392

30 Fra Jean III° Conte d’Armagnac 1392 – 1419

31 Fra Jean IV° d’Armagnac 1419 – 1451

32 Fra Giovanni di Croy 1451 – 1472

R – Fra Bernardo Imbault 1472 – 1478

33 Fra Roberto di Lenoncourt 1478 – 1497

34 Fra Galeazzo di Salazar 1497 – 1516

35 Fra Filippo di Cabot 1516 – 1544

36 Fra Gaspard de Saulx et de Tavannes 1544 – 1574

37 Fra Henry de Montmorency 1574 – 1615

38 Fra Charles de Valois Duca d’Angoulenne 1615 – 1651

39 Fra Jacques Rouxel de Grancey et de Medavy 1651 – 1681

40 Fra Jacques Henry de Durfort Duca de Duras 1681 – 1705

41 Fra S.A.R. P.pe Philippe Duca d’Orleans 1705 – 1724

42 Fra P.pe Louis Auguste de Bourbon Duca de Maine 1724 – 1737

43 Fra P.pe Louis Henry de Bourbon P.pe de Condé 1737 – 1741

44 Fra P.pe Louis François de Bourbon de Conty 1741 – 1776

45 Fra Louis Hercules Timolèon de Cassè 1776 – 1792

R. Fra Claude Lathieu Radix de Chevillon 1792 – 1804

46 Fra Bernard Raymond Fabré-Palaprat 1804 – 1813

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